Il motore della cooperativa

Pubblichiamo un’intervista di Enrico Mannari a Maria Luigia Ricci, che è stata nel Consiglio di amministrazione di Coop Toscana Lazio dal 1994 al 2008 e nel Comitato Esecutivo dal 1997 al 1999. Attualmente è Presidente della Sezione soci di Roma Nord.

 

Enrico Mannari: Quando, come e perché ti sei avvicinata alla Cooperativa?

Maria Luigia Ricci: Come socia, nel 1979, a Largo Agosta, per quello che rappresentava la Coop per il consumatore. L’avvicinamento alle politiche sociali e all’aspettmaria luigia ricci2o sociale della partecipazione è avvenuto attraverso un compagno della sezione del PCI, che in occasione delle elezioni del Comitato Soci mi ha avvicinato e mi ha detto se accettavo di poter entrare dentro la lista da eleggere per il Comitato Soci che all’epoca era la Coop di via Gualterio. In verità io all’epoca non sapevo quasi niente di cosa fosse questa partecipazione nel ruolo dei Comitati Soci però ero piuttosto politicizzata e molto desiderosa di partecipare alla vita sociale italiana, ero comunque iscritta al PCI, già un po’ incavolata per come si stavano mettendo le cose… dissi nella sezione: “se questo adesso è diventato il PCI, quel che pensavo di fare per essere utile lo vado a fare alla Coop”. Questa fu la mia decisione: infatti dal ’90 non ho più rinnovato la tessera del PCI e ho cominciato questa attività come semplice facente parte del Comitato Soci. Ci ho ho messo quasi un anno a capire come funzionavano le cose. Ho cominciato questa attività con un presidente, si chiamava Sergio Costarelli, che era piuttosto egocentrico, nel senso che non comunicava molto, intendeva il suo rapporto come lui che andava in sede, parlava, partecipava alle riunioni poi tornava e non diceva niente a nessuno. Chiaramente io scalpitavo, non era questo quello che capivo dovesse  essere la cooperativa. Nel frattempo siamo andati in via Barbaro, ho cominciato a capire un po’ di cose… e poi ci fu la fusione con Colli Aniene: noi eravamo troppo piccoli e diciamo che rientravamo sotto la “giurisdizione” di Colli Aniene, e Gigia Di Virgilio cominciò ad avere più rapporti con me e col mio presidente. Fino a che nel 1992, Aldo Soldi (che era allora il direttore delle Politiche sociali) mi chiamò, parlammo, e mi chiese di impegnarmi un po’ di più. E io lo feci. Lo feci e dal ’92 venni eletta presidente della Sezione Soci, che nel frattempo si era staccata e nel ’94 entrai in Consiglio d’Amministrazione.

Mannari: Dal punto di vista delle donne, il lato delle pari opportunità è stata affrontato? Ti ricordi se le donne dentro il Consiglio d’Amministrazione hanno affrontato questo aspetto oppure la vostra presenza era più legata ad un discorso più generale della Cooperativa?

Maria Luigia Ricci: Che io mi ricordi sì. All’inizio, appena iniziato il Consiglio d’Amministrazione no. C’era un atteggiamento non tanto maschilista quanto di separazione: la donna non veniva tanto considerata, almeno la mia percezione fu quella. C’erano già donne dentro le questioni e che intervenivano. Io fui colpita dal fatto che la dirigenza, la presidenza della Coop aveva un atteggiamento, più che verso le donne verso i nuovi entrati, un po’ di sufficienza… Io mi ribellai a questa cosa. Secondo me nella Coop le donne hanno partecipato e sono state ascoltate. Personalmente mi ricordo bene che la politica delle pari opportunità che si avviò negli anni ’90, sulla spinta anche di iniziative a livello di Unione Europea che c’erano all’epoca, furono proprio la propulsione di questa cosa; ricordo una Commissione di pari opportunità formata dalle consigliere, da tutte le rappresentanti sindacali e si lavorò su progetti non campati per aria perché poi videro la luce: e furono quelli del mentoring, e poi questa Cooperativa in anticipo rispetto alla legge, prese in considerazione il congedo parentale. Per quanto mi riguarda ricordo che la partecipazione della donna era evidente ed era anche tenuta in considerazione.
Mannari: Secondo te come è stata affrontata la questione delle pari  opportunità nelle sezioni soci, quelle che hai conosciuto?

Maria Luigia Ricci: Se poniamo il discorso della parità su un ambito teorico non ce lo siamo molto poste il problema, per un semplice fatto: che la maggior parte dei comitati soci sono composti da donne. Quando sono entrata io c’erano molti più uomini, ma gli uomini non avevano per niente lo spirito con cui entravano le donne nei comitati soci: gli uomini entravano tutti con un obiettivo personale ed egoistico, cioè ottenere un qualche vantaggio. Mi spiace dire ciò. La volontà di fare delle cose, l’entusiasmo ce l’avevano molto di più le donne. Nel nostro comitato soci ancora oggi sono entrati alcuni uomini però le donne sono in maggior numero. Lo spirito d’iniziativa non ce n’è tantissimo ma come partecipazione di donne ce n’è. E da che mi ricordo, tranne l’inizio, le donne sono sempre state in maggioranza.

Mannari: Quanto la presenza delle donne, così cospicua, ha inciso sullo sviluppo della Cooperativa e viceversa quanto la presenza della Cooperativa ha favorito un processo di autonomia e di emancipazione delle donne? Due corna del dilemma che si intrecciano…

Maria Luigia Ricci: Sul primo corno io penso, senza essere presuntuosa, che abbiamo contribuito parecchio perché siamo sempre state dalla parte del coraggio e dello spingere avanti la barca. Io mi ricordo bene le donne che c’erano, che tipo di donne erano: Vanda Spoto di Napoli tanto per dirne una, ma anche altre, Romilde Flora e Luisa Laurelli di Roma ma anche Fiorella Franchini di Piombino… erano tutte battagliere, non avevano paura di andare avanti ed esporsi, di non giocare sempre di rimessa. Quando sono entrata io c’era il vicepresidente Notari e mi ricordo che la Cooperativa era in una situazione di grande riserva e liquidità. Dopo, nella fase successiva si è preso atto che restando così avremmo avuto dei danni, facemmo una grande discussione: ci fu lo stimolo di Barberini che ci presentò la situazione e si decise di investire, di fare il salto, di fare i veri cooperatori, di portare la Cooperazione là dove ce n’era più bisogno. Quindi queste cose sono state veramente dei grandi motori per questo consiglio e anche per le donne che ci stavano. Io non ricordo nessuna persona che si fosse opposta a questa strada da percorrere. Il secondo è questo: porre a noi donne, che partecipavamo a tutti i livelli, questi obiettivi e domande è stato un modo per farci crescere. Avevamo una grandissima apertura di informazioni su tutto ciò che si stava facendo o che si intendeva fare che ci costringeva a studiare, passavamo week-end a studiare… Tutte noi, la maggior parte di noi, interveniva, in modo corretto… Però noi dovevamo anche studiare. Io sono stata veramente grata alla Cooperativa perché mi ha consentito di allargare moltissimo le mie conoscenze, anche se di base sono una tecnica, sono ragioniere… Però entrare nel meccanismo della gestione di una grande impresa… Io sono cresciuta con la Cooperativa e ringrazio questa esperienza.

Mannari: Alla fine degli anni ’80 tu sai ci fu una svolta dal punto di vista delle politiche, per esempio del consumismo ambientale, eccetera… Secondo te questa svolta quanto ha inciso la presenza delle donne e quanto le donne hanno partecipato all’attuazione di queste politiche? Appunto: consumo consapevole, campagne ambientali, sicurezza alimentare… C’è una specificità delle donne che hanno contribuito alla ideazione di queste campagne?

Maria Luigia Ricci: Secondo me sì perché le donne sono sempre state e sono in prima linea. Le donne sono madri… Già da allora questi discorsi erano presenti nelle case. Questa generazione di donne e anche di uomini sicuramente ha posto di più l’accento su queste cose. Poi ricordati negli anni ’80 c’era il movimento femminista. O più che femminista, che non mi ha riguardato, non sono stata femminista ma sono stata per l’emancipazione, per l’UDI… Siamo entrate nelle scuole con determinazione. Le donne degli anni ’80 sono state davvero un motore del cambiamento.

Mannari: C’è una specificità delle donne o delle socie o consumatrici romane, dal tuo punto di vista, che hai registrato o no? C’è un qualcosa di particolare nella diversità di Roma, grande realtà urbana diversa quindi altri territori? C’è una specificità, come donna, su questo terreno o no?

Maria Luigia Ricci: Io quello che ho notato fra le donne di questa area e le altre incontrate nell’area toscana, per forza di cose noi siamo costrette quotidianamente ad affrontare più di un problema per volta… Non dico che loro non lo facciamo, però noi abbiamo delle criticità, siamo costrette a reagire a più situazioni contemporaneamente, e per forza di cose abbiamo un approccio diverso da quello che possono avere persone che vengono da altri territori… La cosa che mi sembra di notare è che noi abbiamo un approccio più largo nel senso che forse riusciamo a non considerare delle piccolezze perché siamo abituate a vedere e vivere problemi più grandi. E quindi siamo costretti ad affrontare giornalmente problemi più grandi, e magari abbiamo anche sviluppato una reattività maggiore a risolverli, per sopravvivere… Roma è bellissima ma il cittadino romano è distrutto, sacrifica molto della vita privata. Noi per andar a teatro o al cinema ci dobbiamo preoccupare di uscire due ore prima e poi di trovare parcheggio. E questo è un deterrente. Siamo abituati a vivere con meno tranquillità rispetto alle belle cittadine toscane…

Mannari: Secondo te il negozio Coop, la presenza del punto vendita Coop, per le donne, in questa realtà, ha significato qualcosa?

Maria Luigia Ricci: Secondo me la possibilità di intrattenere rapporti umani al di là del discorso della spesa e del supermercato. Il supermercato da solo consente di fare la spesa, la Coop consente tante più cose: innanzitutto il fatto di essere socia è ben percepito e poi perché per le nostre iniziative noi ci riuniamo e non c’è la “rigidità”, ma facciamo già gruppo… perché si sentono unite dal fatto di essere socie. Si saltano alcuni passaggi nella conoscenza fra di noi. Una cosa sulla quale abbiamo discusso molto, è che rispetto al numero di donne impiegate nella Cooperativa, quando andiamo nei posti di responsabilità le donne praticamente spariscono: rimangono tutte a un livello piuttosto basso. La spiegazione data all’epoca, che venne anche dallo studio delle pari opportunità, fu che le donne spesso rinunciano a fare carriera, perché farla le creerebbe tanti problemi sul versante familiare. Questa è una cosa che non si può risolvere a livello di Cooperativa ma a livello sociale. Forse da allora qualcosa è cambiato: la donna ai tempi si sarebbe colpevolizzata, perché avrebbe “abbandonato i figli”… Ora è cambiata la storia, gli uomini hanno fatto passi avanti, perché le donne li hanno aiutati, quindi ora ci sono più donne nei posti più alti. Rimane il problema dei rapporti umani e della correttezza, ma questo dipende dalle persone. Oggi più che altro non c’è il giro di informazioni come c’era in passato, e questo non è un bene: le cose bisogna dirle e bisogna essere capaci di ragionare e di interloquire. Ora che i Consigli sono fatti da persone competenti: non bisogna aver paura di dire la verità o comunque non bisogna aver paura di informare. E invece mi sembra che di informazione ce ne sia poca.

Date alle donne occasioni adeguate
ed esse possono fare tutto.

Oscar Wilde