Uno sguardo da dentro : intervista a Claudia Rossi, Direttore del personale di Unicoop Tirreno

Claudia Rossi, membro del Comitato di Gestione della Fondazione Memorie Cooperative, è Direttore del Personale di Unicoop Tirreno. Si tratta di una delle poche donne ad aver raggiunto una delle posizioni più alte in cooperativa. A questo indirizzo si può leggere un’intervista a Claudia Rossi a proposito delle cooperatrici pubblicata a suo tempo su www.memoriecooperative.it.

 

claudia rossiQuando e come sei arrivata  alla cooperativa, qual è stato il percorso all’interno della cooperativa, quali ruoli hai ricoperto?
Sono entrata a luglio 1995 come addetta al Controllo Gestione di una società partecipata che allora gestiva la catena dei discount (Gestione Discount).; sono poi passata ad Ipercoop Tirreno come collaboratore sempre nel Controllo di Gestione e con la ristrutturazione del 2000 in Unicoop Tirreno come Responsabile Controllo Gestione canale Ipermercati. La mia esperienza nel Controllo gestione è durata fino al 2014, diventando prima Responsabile di Controllo Gestione di Gruppo; da settembre 2014 mi è stato affidato il ruolo di Direttore del Personale. Questo passaggio è stato significativo, non solo per la fiducia riposta nella mia persona, ma anche perché è stata affidata la direzione di una delle attività più delicate e complesse all’interno di un’azienda ad una donna (se pensiamo che a fine 2014 non avevo ancora compiuto 50 anni, rispetto alle nostre anzianità aziendali, ad una donna “giovane”).

Quali sono stati i rapporti con i colleghi maschi durante il tuo percorso lavorativo? Hai trovato ostacoli?
In realtà i rapporti con i miei colleghi uomini non mi hanno mai creato problemi o ostacoli, pur nella differenza di stile che tuttavia non credo sempre sia necessariamente legata al genere. Certo è che la consapevolezza del ruolo aiuta molto in questi rapporti;  sta anche a noi donne non sentirsi “meno”, sta a noi cercare di portare i nostri contenuti nelle riunioni e negli incontri, ancora a predominanza maschile; sta a noi riconoscere il valore aggiunto che la pragmaticità e la semplificazione, la sensibilità e la vicinanza,  innata quasi “geneticamente” nel genere femminile, possono portare all’interno delle nostre organizzazioni. Meno “atteggiamenti di potere fine a se stessi” riusciamo ad avere e più la nostra visione ed il nostro stile vengono apprezzati. I miei capi sono sempre stati uomini ma hanno sempre riconosciuto e valorizzato le mie capacità e la mia voglia di impegnarmi e di approfondire, la mia tenacia a voler cambiare stando dentro alle cose e non osservandole da fuori. Mi hanno sempre trattata da pari senza mai agire atteggiamenti maschilisti; in fondo credo che ciascuno di noi, uomo o donna che sia, abbia in sè caratteristiche dei due generi ed abbia debolezze e fragilità, indipendentemente dal genere a cui appartiene. Forse sono stata fortunata a confrontarmi con questi uomini ma l’apprezzamento mi è sempre arrivato e non ho mai percepito discriminazione nei miei confronti solo per il fatto di essere donna.

Durante il tuo percorso lavorativo hai avuto modo di osservare le tue colleghe: è evoluto in qualche modo il ruolo delle donne, sia come dipendenti che come quadri/dirigenti?
Le nostre organizzazioni hanno visto crescere il numero di dirigenti donne e la presenza nel middle management di donne è aumentata (sia nei punti vendita che nella sede). Certo è che i nostri numeri sono ancora indietro rispetto ad una situazione auspicata o auspicabile; qua e là permangono retaggi mentali, quasi inavvertiti, di un vecchio senso comune maschile, ma l’attenzione su questo fronte è ancora alta ed ormai direi insita nelle nostre attività. L’equilibrio di genere è ritenuto importante tant’è che nei recenti percorsi di crescita e sviluppo intrapresi dalla Cooperativa, non è emerso uno sbilanciamento tra uomini e donne. Ed osservando le colleghe, ma anche i colleghi, trovo che esista una maturità diversa rispetto a qualche anno fa rispetto a questi temi e forse una maggiore propensione all’ascolto ed alla valorizzazione delle differenze. Alcuni stili innegabilmente possono apparire meno flessibili, più muscolari, ma non partono dall’idea discriminante dell’altro; sono spesso più comportamenti legati allo stressante lavoro che ogni giorno siamo chiamati a fare per il raggiungimento dei nostri necessari obiettivi.
La tua posizione alla direzione del personale ti permette uno sguardo privilegiato sulla situazione odierna: qual è la strada da percorrere per una futura, totale, realizzazione femminile all’interno della cooperativa?
Abbiamo già cooperative dove le donne ricoprono posizioni di rilievo, posti che fino a qualche anno fa era impensabile pensare affidate ad una donna; poi le nostre cooperative sono piene (nel senso di preponderanza numerica) di donne. Non so se esiste una strada unica per migliorare la realizzazione all’interno delle cooperative, non so se esiste una strada per la realizzazione totale, certo è che un’attenzione rinnovata ai temi di welfare, oggi così dibattuti anche a livello nazionale, aiuterà molto questo processo. Il problema di fondo è che non abbiamo una struttura sociale che supporta le esigenze delle lavoratrici, madri o figlie; mancano asili nido, manca un’assistenza agli anziani, insomma le donne (ma anche gli uomini) non sono molto supportate fuori dal lavoro. Gli impegni personali a cui è chiamata una donna sono davvero molti ed ancora spesso tutti sulle sue spalle; a fronte di questo ed in assenza di un sistema sociale di supporto e di un welfare aziendale resta difficile concentrarsi sulle proprie carriere e sulla propria realizzazione. Eppure in Unicoop Tirreno tanto è stato fatto; dalle passate Commissioni Paritetiche sulle Pari Opportunità, alla sperimentazione ed al rilascio di metodi organizzativi conciliativi (le Isole del tempo), dal trattamento della maternità e dei congedi parentali, fino alla redazione di un codice antimolestie ed alla presenza di una Consigliera di Fiducia sui temi più duri delle molestie e del mobbing. Tutto questo ovviamente non ci esime dalla necessità di continuare a trattare questi temi non come singoli progetti ma come vera e propria cultura aziendale, in grado di stare strutturalmente e operativamente nell’attività complessiva della cooperativa.

Date alle donne occasioni adeguate
ed esse possono fare tutto.

Oscar Wilde