Donne con le borse. Presenze femminili nell’Archivio Storico di Unicoop Tirreno di Anna Caprarelli

  • pubblicato in: News
  • 24 maggio 2016

Pubblichiamo l’ultimo estratto dal libro “La Coop di un altro genere”. Si tratta della seconda e ultima parte del saggio di Anna Caprarelli, “Donne con le borse. Presenze femminili nell’Archivio Storico di Unicoop Tirreno”. Anna Caprarelli è dottore di ricerca in società, istituzioni e sistemi politici europei dell’Università di Viterbo.

 

In questa seconda parte si cercherà di dare voce agli ambienti femminili esterni ai punti vendita che fanno qui solo da sfondo alla condizione femminile che si proietta al di fuori dei limiti costitutivi della cooperativa di consumo. Una prima serie interessante è rappresentata da donne lavoratrici al di fuori del mondo cooperativo. La collezione 176 del 1952 mostra due foto di gruppo con maestranze delle fornaci di Cecina: nella prima dieci persone, di cui quattro donne vestite con panni da lavoro, logori e sporchi, alcune con il fazzoletto in testa. Nella seconda foto di gruppo si possono intravedere circa due o tre donne in mezzo ad una cinquantina di operai. Di tutt’altro tenore la collezione seguente formata da una sola fotografia raffigurante la Festa di operaie dello stabilimento “La Magona d’Italia” a Piombino. In questa foto di gruppo, le donne sono vestite a festa con abiti fiorati e con capelli acconciati. Brindano sorridenti e abbronzate. Essere socie e clienti Coop, richiedeva talvolta di prendere posizioni. Appaiono soprattutto alla fine degli anni Sessanta e per tutti gli anni Settanta una serie d’iniziative tese alla partecipazione civile all’interno dei negozi Coop. Come ad esempio le fotografie del luglio 1975, nelle quali si chiede di esprimersi circa “l’autogestione cooperativa”. In questa collezione, che conta solo quattro unità fotografiche, le donne sono sempre presenti. Una donna inserisce la scheda di votazione nella scatola “Per attuare l’autogestione cooperativa”. Dietro s’intravedono scarpe in vendita, una bilancia e un telefono pubblico a gettoni, unico mezzo di telecomunicazione di massa disponibile all’epoca, mentre di fianco un’altra donna guarda il procedimento, incuriosita. In tutte le quattro fotografie, le donne votano e sono presenti attivamente. Riappare la storica sporta della spesa appoggiata all’urna delle votazioni a simboleggiare la continuità con le generazioni passate. Dello stesso periodo storico sono le raccolte firme per la legge 283 circa il controllo sanitario dei negozi alimentari. Nella serie formata da un’unica fotografia, una donna firma mentre un’altra rimane in piedi al banchetto. Una signora anziana guarda incuriosita mentre firma anche un signore. Ancora una volta la donna è presente da entrambi i lati del bancone. Se l’impegno aleggia fuori e dentro i negozi Coop, come lo si evince dalle fotografie consultate, è vero anche che la posizione di socio o socia permette di usufruire di momenti di svago conviviali.

Come, ad esempio, nella serie di due foto, realizzate dallo Studio Ermete Cappelli di Piombino circa la colonia estiva per bambini del 1946. In queste foto, una donna anziana con capelli raccolti, occhiali e grembiule cucina con un’altra donna più giovane, dietro si vedono bambini in attesa e un’altra donna con grembiule che passa sullo sfondo. Nella seconda foto, bambine e bambini in canottiere e mutandine giocano lavando i pentoloni nel mare. Questa prima piccola collezione riguardante l’impegno per i più piccoli da parte delle donne della cooperativa sarà solo la prima di una lunga serie. Il collegamento tra donne e impegno rivolto ai bambini è praticamente una costante di tutto l’archivio fotografico. Si possono notare le serie dedicate alla festa della befana, per esempio, dove le figure femminili sono assolutamente padrone della scena. Così sono presenti, anche se in numero decisamente minore (due presenze femminili contro quattro maschili), due giovani donne alla premiazione come “miglior studente” in alcune fotografie degli anni Cinquanta.

Altro momento importante di socializzazione all’interno della retecomunitaria Coop è costituito dai seguitissimi corsi di sartoria dedicati alle figlie dei soci. In queste fotografie si ritrova tutto l’entusiasmo per la sartoria dell’epoca. In questa serie di sole due foto è racchiuso tutto il mondo delle speranze di quel periodo, di quelle giovani generazioni post-belliche. Si vedono giovani donne sfilare sulla pedana centrale, come nelle famose sfilate fiorentine talmente in voga in quel periodo. Eppure, qualcosa di popolare ci spia dal fondo dell’immagine. Il televisore al centro della pedana serviva probabilmente a guardare i programmi in compagnia, come spesso avveniva all’inizio delle trasmissioni televisive, quando ci si radunava la sera al bar o in altra sala comune per vedere l’ultima puntata del “musichiere” o altri giochi a premi. Il televisore, lontano parente della fotografia, troneggiava in fondo alla sala. Anche le tre fotografie della serie seguente ritraggono, sempre a cura dello Studio Rinaldi Celati di Piombino, una sfilata di ragazze che presentano i modelli realizzati durante uno dei corsi di sartoria. Si può notare che, per la prima volta, tutte le ragazze hanno guanti e scarpe bianche. I vestiti realizzati sono tutti molto simili, con i medesimi tessuti fiorati, tutti rispecchiano la moda del momento seguendo il taglio sartoriale dei vestiti a vita stretta e balza larga. In queste foto, le donne, non solo hanno avuto la possibilità di seguire un corso professionalizzante, ma hanno potuto intrecciare rapporti di amicizia e di lavoro grazie all’intervento della Coop. Ricordiamo quanto potesse essere importante conoscere i rudimenti di sartoria in un mondo pre-industriale privo di grande distribuzione dell’abbigliamento. La partecipazione civile delle donne in Coop non si limita certo a corsi di “Taglio e cucito”. Ritroviamo presenze femminili lungo tutto l’arco cronologico e all’interno di serie dai temi tipici  ell’impegno. Impegno verso i più piccoli, verso l’educazione alimentare, verso il consumo critico, verso la difesa della pace e dei diritti dei lavoratori.

Le donne sono presenti in centinaia di collezioni, spesso in prima fila nei cortei, con cartelli e bandiere. Perfino negli anni più difficili della contestazione, legati al periodo di violenza politica degli anni Settanta-Ottanta, le fotografie di donne dimostrano l’impegno costante verso i temi della pace e della convivenza politica ragionata. Come nella foto, unica, della collezione 238 del 1977 nella quale le donne cooperatrici di Piombino chiedono la pace a grande voce. Vanno ricordati innumerevoli banchetti di raccolte firme, convegni di sensibilizzazione e perfino incontri ai vertici della politica nazionale. Il significato che possiamo attribuire al lungo processo che forgia il “modo di essere” e soprattutto il modo di rappresentarsi e di “pensarsi” degli italiani e in questo caso delle italiane permette di sottolineare il processo di costruzione dell’identità nazionale. Allo stesso modo, le fotografie tramandate all’interno dell’Archivio Storico di Unicoop Tirreno consentono di ricostruire, pur se frammentariamente, il processo di costruzione dell’identità della cooperativa. Si sottolinea ancora un volta il carattere frammentario di questo fondo archivistico fotografico, sopratutto per motivi tecnici. Le collezioni sono arrivate in momenti diversi, da vari luoghi e non sempre accompagnate dalle dovute informazioni di corredo. La storia delle singole fotografie è stata spesso rielaborata con le informazioni a disposizione. Un dato sicuro è che la volontà di conservare queste collezioni fotografiche ha permesso di non perdere e di salvaguardare la memoria visiva della storia di Unicoop Tirreno. Di pari passo, non si è persa l’immagine fondamentale della presenza femminile, del suo impegno costante e giornaliero, fuori e dentro i negozi. Senza retorica si può affermare che la presenza femminile nel  mondo cooperativo ha creato i presupposti per un allargamento del “sentire comune” verso temi difficili e sensibili. Si può senz’altro sostenere che il lavoro femminile in Coop è andato sempre crescendo e migliorando. Le “donne con le borse” hanno probabilmente cambiato il mondo cooperativo senza rendersene conto tramite la
loro presenza costante e l’impegno rinnovato. Attraverso le fotografie consultate, si ha l’impressione che un certo “patto etico” si sia instaurato. Se, da una parte, la Coop dava sempre maggior peso alla presenza femminile, tanto da non riuscire più a distinguerla da quella maschile (sempre riferendosi alle presenze fotografiche), d’altro canto già dalla metà degli anni Ottanta la presenza delle donne sembra essere riuscita a creare un tessuto sociale forte, in grado di sensibilizzare la Coop su problematiche care al mondo femminile (difesa dei minori, dell’ambiente, del consumo critico…) permettendo campagne a livello nazionale. La presenza della donna nell’archivio fotografico è ormai indissolubile, fin dai primi anni. Questa presenza è andata sempre crescendo, per qualità e quantità. L’archivio fotografico conferma un cammino difficile dell’appropriazione di uno spazio civile d’impegno e di discussione. Le donne presenti nell’archivio fotografico rappresentano pienamente questa progressiva conquista di ruoli sempre più importanti. Le “donne con le borse”, con il loro impegno e la loro presenza costante all’interno dell’archivio fotografico, ci ricordano la storia della cooperativa. Un monito di saggezza che fa da “fil rouge” lungo tutte le presenze fotografiche, perché l’archivio fotografico possa continuare a raccontare la storia delle “donne con le borse”.

Date alle donne occasioni adeguate
ed esse possono fare tutto.

Oscar Wilde