10 marzo 1946: una giornata importante per le donne

Il 2 giugno del 1946, dopo il diritto di voto avuto pochi mesi prima, le donne furono chiamate alla loro prima importante prova elettorale, quella del voto che avrebbe sancito la nascita della Repubblica Italiana.

 

In un’Italia non ancora liberata dal giogo nazifascista, nel novembre del 1944 l’Udi (Unione Donne Italiane, vicino al Partito Comunista), il Cif (Centro italiano femminile, vicino alla Democrazia Cristiana) e altre organizzazioni, dimostrando di saper  collaborare al di là di delle loro differenze, commissionarono a Laura Lombardo Radice la scrittura di un opuscolo intitolato Le donne italiane hanno diritto al voto . Successivamente le rappresentanti del Comitato Pro Voto consegnarono una petizione al Governo di Liberazione Nazionale nella quale chiedevano che il diritto di votare e di essere elette venisse esteso alle donne per le successive elezioni amministrative. Occorre ricordare, come ha osservato Anna Rossi Doria, che «nelle prime prese di posizione dell’Udi a favore del voto alle donne, questo viene presentato più come uno strumento di difesa della famiglia che come un diritto individuale. (…) In modo molto simile le organizzazioni cattoliche che si erano impegnate per il diritto di voto tendono inizialmente a presentarlo come una mera estensione alla sfera pubblica del ruolo familiare delle donne». Emerge anche nel volume La Coop di un altro genere. Lavoro, rappresentazioni, linguaggi e ruoli al femminile da “La Proletaria” a “Unicoop tirreno” (1945-2000) : permaneva nella società italiana una tradizione per molti aspetti conservatrice e maschilista in base alla quale le donne avevano servizi da rendere, non diritti da rivendicare. Occorre aggiungere che sia nel Pci che nella Dc persistevano molte contrarietà in ragione del fatto che si considerava l’elettorato femminile sprovveduto e facilmente manovrabile. Dunque dobbiamo dare atto in particolare a Togliatti e a De Gasperi di essersi schierati con nettezza per il voto alle donne che si traduceva nel decreto n. 74 datato 10 marzo 1946. Da questa data in poi le donne potevano considerarsi cittadine con pieni diritti, dopo che nel lontano 1877 Anna Maria Mozzoni aveva presentato al Parlamento la prima petizione a favore del voto femminile. Dopo le prime elezioni amministrative, le donne furono chiamate a votare nelle prime elezioni politiche: si trattava del Referendum istituzionale monarchia-repubblica, che si tenne il 2 giugno 1946. In quel clima la mimosa, voluta fortemente dalla più giovane deputata, la comunista Teresa Mattei, insieme a Teresa Noce e a Rita Montagnana, venne associata per la prima volta ai festeggiamenti della Giornata internazionale della donna . Iniziava così il lungo e faticoso viaggio che ha portato le donne sulla scena politica e sociale.

Date alle donne occasioni adeguate
ed esse possono fare tutto.

Oscar Wilde